Perché cantare ai bambini fa bene alla loro crescita

27 Gennaio 2020 |

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Perché cantare ai bambini fa bene alla loro crescita – Cosa accade quando una mamma canta per il proprio piccolo? E perché da sempre in tutte le culture si canta per i bambini? Perché questi al dolce canto di una ninna nanna si addormentano?

Perché cantare ai bambini fa bene alla loro crescita

Cantare ai bambini è un gesto naturale, spontaneo ed universale. Per istinto, quando ci si rivolge ai più piccoli, si tende ad attirare la loro attenzione modificando il tono della propria voce. I genitori, in particolar modo, tendono a trasformare i propri racconti. Ogni parola diventa una narrazione musicale: si allungano le vocali alla fine della parole, si scelgono toni più acuti o più gravi a seconda del tipo di discorso.

Questo tipo di attività, per loro crescita, è fondamentale oltre che ad aiutarli ad imparare a parlare. Il cervello dei bambini, sin dalla nascita, è predisposto ad accogliere parole e melodie.

Ci sono canti che trasmettono emozioni, che arrivano al cuore e commuovono, canti consolatori, altri che parlano d’amore, che generano vitalità. Alcuni invece servono ad imparare ed a giocare. Alcune melodie, i più piccoli, non le dimenticano mai e, nei momenti più inaspettati, spesso riaffiorano.

Proprio su questa linea di pensiero si sviluppa il corso di baby music proposto dalla Ricordi Music School – Fondazione La Nuova Musica, in collaborazione con l’Università Bicocca di Milano.

Perché Cantare ai bambini fa bene – Il corso di Baby Music

Il corso di Baby Music proposto dalla Ricordi Music School – Fondazione La Nuova Musica, propone una serie di attività differenziate volte allo sviluppo del neonato a 360 gradi. Una di queste è proprio il canto. Quest’ultimo è di fondamentale importanza per i più piccoli perché li aiuta nello sviluppo della parola.

Sappiamo che alcuni neonati iniziano ad emettere i primi vocalizzi sin dai primi giorni di vita. Altri invece fanno più fatica ad emettere dei suoni, altri ancora invece amano “cantare” soltanto in determinate occasioni piacevoli, come ad esempio mentre si fa il bagnetto. Si tratta di momenti in cui mamma e/o papà, insieme al bambino, possono cantare e giocare insieme. È quasi impossibile che un genitore accarezzi il proprio bambino, o lo vesta o lo cambi senza guardarlo o addirittura parlargli.

È proprio sullo sviluppo della relazione tra genitore e bambino che si articola la parte della lezione dedicata al canto. Un bambino, nell’ascoltare il suono della voce del proprio genitore, sia che gli stia raccontando qualcosa, o che stia semplicemente cantando per lui, è totalmente rapito. Le insegnanti qualificate insegneranno ai genitori come cantare ai propri piccoli e quali toni sarà più opportuno utilizzare a seconda del messaggio che si vuole trasmettere.

I Dialoghi sonori

Attraverso le attività sonore proposte durante le lezioni di baby music, il bambino avrà la possibilità di esercitare il suo primo strumento musicale: la voce. Attraverso la variazione di suoni suggerita dall’insegnante al genitore, a seconda dell’attività svolta, il bambino potrà provare, ad esempio, ad emettere vocalizzi acutissimi o gravissimi. Ci saranno addirittura momenti in cui vi guarderà negli occhi in attesa di uno stimolo sonoro ed è proprio lì che nasceranno le prime conversazioni.

Questi suoni sono portatori, per il bambino, non solo di semplici emozioni, ma anche di intenzioni e ricchi di significati. Quest’ultimi infatti arrivano al bambino attraverso la musicalità della parola che ad esempio sarà più forte e costituita da suoni più brevi e staccati quando vorrà esprimere disapprovazione. Oppure saranno suoni ascendenti o discendenti a seconda che si tratti di approvazioni o consolazioni.

Questa memoria sonora accompagna i più piccoli per tutta la loro vita. È dunque fondamentale dar loro gli stimoli giusti affinché nel futuro siano predisposti, non solo all’ascolto della musica in generale, ma anche affinché possano acquisire nuove parole e concetti con più semplicità.

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